Tutti i dati del 2021

Di seguito riportiamo tutti i dati del 2021. Nella tabella è possibile scorrere in orizzontale per vedere tutte le colonne con le informazioni. La paginazione permette di navigare in tutte le righe della tabella. I grafici mostrano i dati e la nostra analisi.

Numero totale dei femminicidi lesbicidi trans*cidi nel 2021: 115

dati aggiornati al 31 dicembre 2021
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La nostra analisi dei dati

La situazione in Italia

L’Osservatorio ha registrato l’uccisione di 113 donne e 2 persone trans* nel 2021.
Inoltre, ci sono almeno 2 donne scomparse, il cui corpo non è stato ancora trovato e per cui ci sono indagini in corso per sospetto omicidio o suicidio.

Sono stati registrati almeno 5 suicidi indotti o sospetti indotti da violenza patriarcale e omolesbobitrans*fobica.

Infine, almeno altre 8 persone – 5 figli (di cui quattro minori di 10 anni), 1 padre e due vicini di casa – erano presenti e sono state uccise insieme alle madri o mogli/compagne, effetti collaterali della violenza patriarcale e di genere.

Città e regioni

Roma (15), Milano (8), Torino (7), ModenaNapoliVerona e Vicenza (5 ciascuna) sono le province che hanno registrato il maggior numero di eventi nel 2021.

In totale, si tratta di 51 province e oltre 105 città diverse: 53% nelle regioni del nord, 20% nelle regioni del centro, 16% nelle regioni del sud e il 11% nelle isole.

La persona uccisa

La vittima più giovane aveva 1 anno e mezzo, la più anziana 92. L’età media delle donne e delle persone trans* uccise è di circa 52 anni.

Inoltre, si contano almeno

  • 7 casi con violenza o stupro prima dell’omicidio
  • 15 casi con denunce o segnalazioni per violenza o persecuzione nei mesi precedenti
  • 4 persone uccise erano sex worker
  • 14 figl* minori che hanno assistito al femminicidio
  • 36 figl* minori che sono rimasti orfani in seguito al femminicidio della madre

Alla violenza patriarcale e di genere si somma in circa un quinto dei casi la razzializzazione delle persone uccise: Sri Lanka, Albania, Nigeria, Romania, Ucraina, Brasile, Bulgaria, Camerun, Colombia, Filippine, Marocco, Messico, Pakistan, Perù oltre all’Italia sono i paesi di origine delle persone uccise.

Marocco, Albania, Sri Lanka, Romania, Tunisia, Austria, Camerun, Colombia, Ecuador, Ghana, Messico, Nigeria e Pakistan, oltre all’Italia, sono invece i paesi di origine delle persone colpevoli o presunte tali.

Colpevole o presunt* colpevole

L’omicida o presunt* tale per le informazioni al momento disponibili ha un’età media di 51 anni. Il più giovane aveva 16 anni al momento del delitto, i due più anziani 88.

29 di loro si sono suicidati subito dopo aver compiuto il femminicidio o nelle settimane subito successive, anche in carcere. Ciò significa che in più di un quarto dei casi registrati non sarà possibile procedere per via giudiziaria e dunque attestare la gravità del gesto e le motivazioni di genere e patriarcali della violenza espressa. Altri 15 hanno tentato il suicidio ma sono ancora vivi.

In almeno 13 casi, si tratta di persone che già avevano precedenti penali connessi a violenze, persecuzione, stalking, abusi nei confronti delle loro attuali e passate compagne, mogli, madri etc.

Nella quasi totalità dei casi (90%), l’assassino era una persona conosciuta dalla donna o dalla persona trans* uccisa. Nel 44% dei casi, l’assassino è il partner. In un altro 15% dei casi, a compiere il gesto è l’ex partner da cui la persona uccisa si era separata o aveva espresso l’intenzione di farlo. Nel 22% dei casi i colpevoli o presunti tali sono i figli, padri, suoceri, generi o altri parenti. Ci sono poi amici, vicini di casa e anche un sicario del marito.

Causa del decesso

Nel 39% dei casi, le donne e persone trans* uccise sono morte a causa delle coltellate ricevute, spesso ripetute e su tutto il corpo. Nel 20% dei casi, sono state uccise con colpi di arma da fuoco. Un altro 10% è stata colpita alla testa e sul corpo con altri oggetti e corpi contundenti. Tra le altre cause di morte registrate ci sono anche soffocamento mentre la vittima dormiva, strangolamento, martellate, colpi di accetta, colpi di fiocina, strangolamento, percosse, avvelenamento, morte per asfissia del fumo del proprio corpo dato alle fiamme.

In almeno 13 casi su 24 l’arma da fuoco che ha sparato era legalmente detenuta. In almeno 7 casi, si è trattato di armi in possesso di guardie giurate, forze dell’ordine, militari in funzione o in pensione.

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